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Nel panorama di Napoli, dal mare, si distingue la lunga facciata rossa
e grigia del Palazzo Reale, ornata, al primo piano, dai grillages del giardino
pensile. Ai primi del 1600, i Viceré spagnoli di Napoli, decisero di costruire
per sé e per i viaggi del Re di Spagna una residenza moderna, aperta in
porticati e logge, ampia e ben decorata, secondo il gusto classicistico. Ben
diversa quindi, dai magici castelli fortificati nei quali avevano vissuto i Re
angioini ed aragonesi.
Il
luogo prescelto si trovava accanto a Castel Nuovo, alla fine di via Toledo,
verso il nuovo quartiere residenziale di Chiaia, a sud-ovest della città
antica. Ancor oggi il Largo di
Palazzo, piazza del Plebiscito, è uno dei centri del potere dello Stato a
Napoli. Su di esso infatti, si affacciano le sedi del Comando Militare in
Italia Meridionale e della Prefettura. Il palazzo fu progettato, ed in parte costruito, da Domenico
Fontana, per ordine del Viceré Fernando Ruiz de Castro, Conte di Lemos e della
Viceregina Caterina Zúnica, secondo un modello edilizio del tardo Rinascimento.
Un modello che l'architetto aveva già sperimentato a Roma, nella sua attività
per il Papa Sisto V. Soprattutto la facciata, in mattoni e piperno, riprende,
con accentuazione manieristica dell'estensione in larghezza, temi costruttivi
ed ornamentali della cultura romana, come colonne di granito, iscrizioni in
latino, frontoni e lesene doriche, ioniche e corinzie. L'interno è distribuito
intorno al cortile d'onore, quadrato e circondato da un porticato ad archi di
piperno, che, nel piano superiore, corrisponde all'ambulacro, loggia coperta su
cui si affacciano le stanze. Già nel progetto del Fontana, ma anche come
risultato dei successivi ampliamenti, di Sanfelice, Vanvitelli, Fuga e Gaetano Genovese,
altri due cortili di pianta rettangolare comunicano con la corte d'onore: il
cortile del Belvedere e quello delle Carrozze, creando, con gli androni
allineati e la ripetizione modulare degli elementi architettonici, suggestivi
effetti di di più direzioni all'infinito.
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