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La piccola chiesa del Purgatorio ad Arco è
annessa ad una Congregazione fondata fin dal 1604 con la finalità di
raccogliere fondi per celebrare sacre funzioni in suffragio delle Anime del Purgatorio.
Dedicata a S. Maria Avvocata. Aveva annesso un piccolo
"ritiro" per ospitare durante la notte i poveri senza tetto. La piccola chiesa è
annessa ad una congregazione esistente nell'attigua Chiesa di Sant'Angelo a
Segno, fondata nel 1604, costituita da gentiluomini napoletani che abitavano
nei paraggi. Furono così raccolti fondi, tramite questua per le strade, per
farvi celebrare delle funzioni sacre in suffragio delle anime del Purgatorio.
Con i seimila scudi accumulati fu eretta la chiesa che fu chiamata più
comunemente del Purgatorio ad Arco. La facciata in piperno presenta lesene aggettanti che
risaltano con il loro colore grigio sullo sfondo chiaro del prospetto. Fu
realizzata da Cosimo Fanzago intorno al 1652 che nel primo ordine realizzò una
decorazione della fascia marcapiano con clessidre, teschi e femori incrociati,
richiami al tema della morte. Il medaglione della Madonna è di Giuseppe Panormita. La decorazione della
chiesa fu portata a termine solo nei primi decenni del Settecento. Alla ristrutturazione del
1716, ormai agli inizi del rococò, si devono il completamento della facciata,
il portale in marmo e bardiglio e la
Madonna con le Anime Purganti sul portale, opere del
palermitano Giuseppe de Marino. All'interno si accede mediante una doppia rampa, classico
strumento del Barocco. La chiesa è ad unica navata con piccole cappelle
laterali, concentra nella zona absidale una ricca decorazione a tarsie marmoree
policrome impreziosite dall'uso della madreperla di Dionisio Lazzari. Oltre che all'esterno,
anche all'interno si ripropone il tema della morte come il grande altorilievo
in marmo bianco di un teschio alato posto alle spalle dell'altare maggiore
sotto la cornice del quadro che viene attribuito a Cosimo Fanzago, per analogia
con i teschi del chiostro dei monaci della Certosa di San Martino. Sua opera è
anche la ricca decorazione del coro con ricchi marmi policromi ed inoltre su
suo disegno fu eseguito il presbiterio. L'altare maggiore è invece di gusto
neoclassico essendo infatti datato alla fine del Settecento. Vi si possono ammirare
nell'abside S. Anna e la
Vergine di Giacomo Farelli ed una Vergine con le anime del
Purgatorio di Massimo Stanzione sull'altare maggiore del 1635 circa, di
ispirazione caravaggesca, alla quale si volge inginocchiato uno dei principali
benefattori della chiesa, Giulio Mastrilli, ritratto mirabilmente nel marmo da
Andrea Falcone nel 1672; un Sant'Alessio morente di Luca Giordano del 1661 ed a
sinistra il Trasito di S. Giuseppe di Andrea Vaccaro, databile alla metà del
Seicento. Nella cappella Mastelloni
Mastrilli vi è il bel Sepolcro di Giulio Mastrilli, duca di Marigliano, morto
nel 1607, di Andrea Falcone, di ispirazione fanzaghiana. Di fronte c'è il
sepolcro di Pietro Antonio Mastrilli, morto nel 1607, anch'egli insigne
benefattore della chiesa. Da
uno scritto del Galante si apprende che erano qui presenti la pregevole tavola
del Santafede con rappresentazione di S. Agnello che scaccia i barbari, ed un
affresco della Vergine del Carmine opera di Stefanone che furono rimossi
durante un restauro e di cui si sono perse le tracce.
Una stretta scaletta conduce al cimitero sottostante.
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